"Il sogno del giaguaro" di Miguel Bonnefoy — La recensione dell'Indie Book club
C'è una scena in Il sogno del giaguaro che probabilmente nessuno di noi dimenticherà: il fantasma della muta Teresa che scende da un albero di mango germogliato dalla propria stessa bocca. È un'immagine potente, surreale, e al tempo stesso perfettamente coerente con il mondo che Miguel Bonnefoy costruisce in questo romanzo breve e densissimo. Un mondo dove la magia non irrompe come eccezione, ma scorre sotto la superficie della realtà come una vena carsica sempre presente, raramente esibita, capace di affiorare nel momento meno atteso.
Il sogno del giaguaro è una saga familiare che abbraccia circa un secolo di storia venezuelana, e i rimandi a García Márquez e a Isabel Allende sono evidenti fin dalle prime pagine. Lo stile di Bonnefoy ha la stessa generosità barocca del realismo magico latinoamericano: una scrittura che brulica di dettagli come una giungla viva, capace di costruire scene in piano sequenza e di lanciare metafore che fanno il giro del mondo prima di tornare al punto di partenza.
Il gruppo ha accolto il libro con un giudizio complessivamente positivo, con punte di entusiasmo e qualche riserva. Tra i temi che hanno acceso la discussione, uno rimane aperto: il bene che fai ti ritorna, o è soltanto fortuna sfacciata? Bonnefoy non dà risposte, ma dissemina il racconto di gesti bellissimi — come la scelta di Antonio di raccogliere in un quaderno le più belle storie d'amore ascoltate all'angolo di una strada, o la capacità di un genitore di ribaltare il destino della propria figlia semplicemente immaginandola destinata a imprese eroiche. Sono momenti in cui l'esagerazione tipica delle parabole familiari si trasforma in qualcosa di commovente.
Sul piano della costruzione narrativa, il romanzo mostra qualche squilibrio. I capostipiti della famiglia ricevono una dovizia di attenzione e di dettaglio che li rende figure vivide e memorabili; i discendenti, invece, sembrano a tratti diluirsi nella moltiplicazione delle storie collaterali. Qualcuno nel gruppo ha fatto una considerazione provocatoria ma centrata: fosse stato un romanzo russo, le pagine sarebbero quadruplicate — e a fine lettura nessun personaggio sarebbe andato perso. Con le sue circa 230 pagine, Il sogno del giaguaro sceglie la pennellata larga, il respiro epico, ma rinuncia in parte alla profondità emotiva. Il rischio, per il lettore più meticoloso, è di perdersi nei mille meandri narrativi; per chi invece sa cogliere il disegno d'insieme, il pericolo opposto è quello di apprezzare la storia senza mai sentirsi davvero vicino ai suoi protagonisti.
Non mancano le piccole imperfezioni: qualche dialogo è risultato un po' artificioso, come se i personaggi parlassero per frasi fatte piuttosto che per impulso genuino. Ma il gruppo ha anche apprezzato la cura con cui Bonnefoy inserisce nella narrazione dettagli storici reali — come il riferimento alla prima donna medico del Venezuela — a ricordare che sotto la fantasia scorre sempre una storia vera.
In definitiva, l'Indie Book club non è rimasto indifferente a 'Il sogno del giaguaro'.
Non è stata, per tutti, un romanzo indimenticabile ma è senz'altro un'esperienza di lettura viva, generosa, capace di regalare immagini che restano.
Giudizio del gruppo: buono con riserve affettuose. (3,5 su 5)
Vuoi partecipare al prossimo incontro?
Un incontro al mese in libreria, un libro da scegliere fra quelli più belli e nascosti delle case editrici indipendenti in vetrina da Kiria.
Acquista la tua copia da Kiria e partecipa all’Indie Book Club a Potenza in viale Dante, 88 presso la Libreria Kiria.
Iscrizione gratuita via WhatsApp 09711800803 o via mail libreriakiria@gmail.com